domenica 25 settembre 2022

Quattro brevi racconti semi onirici.





Io non ti ho mai amata. Disse lui, guardando oltre i capelli di lei, verso un orizzonte che non riconosceva. - O meglio, ho amato solo i tuoi occhi - Riprendeva. - Perchè erano verdi, come le fronde di un albero senza rami. Ho amato solo i tuoi capelli, perchè erano lisci e mi piaceva carezzarli. E ti ricordi quando amavo la tua voce, e prima della notte ti chiedevo cose stupide? E' perchè nel silenzio potevo amarla di più. Ho amato solo la tua pelle, perchè era abbronzata, fitta, elastica, precisa, senza macchie, senza nei. Sembrava finta. Ho amato il tuo naso, quella strana curva tra la punta e il centro degli occhi, non ho mai visto altri nasi così in tutta la mia vita, e sempre guardo, quando vado al market, alle poste, al ristorante, mi guardo sempre attorno ma mai nessuna e nessuno che abbia quella strana curva nel naso. Ho amato le dita dei tuoi piedi, tutte, eccetto quello stupido mignolino del piede sinitro, ma tu lo sai. Le unghie non le amavo. Amavo la tua intelligenza, la curiosità, la simpatia, la dolcezza, l'imprevedibilità, il tuo giudizio mai scontato, il tuo sguardo. Non avevi mai paura, mai. Di niente. A volte ti ossessionavi su sciocchezze, ma come tutti, e questo non lo amavo. Invece odiavo le tue stranezze. Incomprensibili. Accese una sigaretta, svogliatamente. Gli sembrava di non avere le forze nemmeno per aspirare il fumo, si sorprendeva di avercele anche solo per respirare. Si sedette accanto a lei in quella panchina, l'ultima prima dell'uscita del parco. Guardava le punte degli alberi mentre disse: - Ma a te, a te non ti ho mai amata.



Lui urlava forte, erano urli d'amore, o almeno era quello che lui credeva. Ma lei non li udiva, sentiva solo quello che le sembrava una specie di strano animale lontano che gracchiava. Sarà un gabbiano o il tacchino di qualche fattoria, pensava. Non ricevendo risposta lui urlava ancora più forte. Lei chiudeva la porta di casa ma continuava a sentire quel verso inquietante e sconosciuto. Girava per tutte le stanze della casa chiudendo le finestre e abbassando le serrande per non sentirlo. Lui continuava a gridare verso il nulla, raschiando la gola e frantumandosi la bocca e gli occhi per lo sforzo, poi si accorse che non amava più e allora stette zitto. Arrivò la notte, e poi arrivò la luna. Ella si sporse leggermente dalla finestra, suggestionata dal silenzio e dall'oscurità. Lui la intravide per pochi attimi, nella tenue luce di quella minuscola finestra che spezzava il buio a chilometri di distanza. Ma il suo amore in quei pochi attimi non rinacque. E non la rivide mai più.  




Lei parlava, muoveva la bocca, le labbra, i denti. I denti suoi erano bianchi, l'interno della bocca rosso scuro. La lingua era piccola, tra il rosa e il violetto pallido. Il fiato leggero e tiepido. Lui la osservava con dolcezza negli occhi mentre lei parlava. le osservava i capelli, i riccioli, le parti lucide del cuoio capelluto che si aprivano tra una ciocca e l'altra. Poi lo sguardo si posava sulle gambe fini rifinite da una pelle liscia e abbronzata. Le unghie dei piedi erano tinte. Ancora sembrava che lei parlasse, ma non parlava più. Apriva e chiudeva la bocca, socchiudeva le labbra, muoveva la lingua tra i denti, ma non emetteva alcun suono. Non aveva voce, non c'erano più parole tra le sue labbra e adesso lui non sentiva più nemmeno il suo fiato dolce. Cercò i suoi occhi per dire quanto la amava ma al posto delle pupille trovò solo due rocce di vetro freddo. E anzichè amare pianse, e gli occhi di lei e la sua voce non riuscì più a ricordarli. 





Ma le labbra di lei erano di ghiaccio, dure, azzurre, fredde e insensibili. Quelle di lui bollivano ed eruttavano come lava ed emettevano vapori incandescenti e zolforosi, perciò i due non potevano toccarsi, nemmeno sfiorarsi. Non potevano nemmeno pensarlo. Allora si incontravano solo per piangere, tra l'erba che cresceva attorno all'ansa di un fiumiciattolo indifferente, stringendosi la mano e tenendosi distanti. Si guardavano tra gli occhi inondati di pianto, faticando a vedersi, i singhiozzi strozzavano le loro parole mentre le lacrime cadevano nell' acqua del fiume. Solo un filo di  corrente carezzava i loro piedi portandosi via un po' di dolore.







 

sabato 28 maggio 2022

Fede e fiducia.



La madonnina e le bottiglie. Carboncino e pastelli.



Fede o fiducia? Amore o sentimento? Emozione o passione? Razionalità o intelletto? Attitudine o stile? Bellezza o fascino?

E' bello farsi domande accostando due parole che racchiudono significati affini. Ieri a Zeddiani, durante la presentazione del nostro progetto del libro sul Cammino minerario di Santa Barbara, mentre parlavamo col pubblico a proposito del nostro lavoro artistico, è emerso che il mio compagno di viaggio ha "fede". E' una fede che nutre nel suo percorso di conoscenza ed esplorazione che porta avanti sul sito di Sardegnaabbandonata. Penso di comprendere che cosa intendesse dire ed esprimere ma tuttavia non mi trovo del tutto a mio agio con la parola "fede", e mentre lui la pronunciava, a me immediatamente veniva in mente la parola "Fiducia", e quando lui parlava della sua fede io pensavo alla fiducia e quale potesse essere la differenza fra le due, e se vi fosse una differenza. 



Il rubinetto in cortile. Acquerello.


Poichè si parla spesso di fede in accostamento al credo religioso, difficilmente mi viene in mente di utilizzarla quando penso a ciò che sorregge e nutre il mio percorso artistico e credo che questo sia motivato da qualità umane più "comprensibili" come la curiosità, il desiderio, il fascino e l'attrazione, l'introspezione. Qualità che sono a disposizione di tutti ma che bisogna allenarsi a mettere in connessione tra loro per farle fruttare e soddisfarle. Nel mio caso sono allenato a dipingere, a scrivere o a fotografare. Sono allenato ad andare in posti nuovi, sconosciuti, sono allenato a sostenere la tensione, l'ansia che può derivare dall'essere in una situazione ignota, in luogo isolato, poco frequentato o addirittura pericoloso, come ad esempio i luoghi abbandonati. 

Ma in cambio di questa tensione e di questa ansia, che magari impedisce a molti di soddisfare la propria curiosità e di metterla in moto, ricevo fascino, scopro bellezza e trovo significati. Significati che sgorgano dall'esperienza dei sensi, come per esempio, sempre per citare le parole del mio amico, quella di camminare per due ore a piedi nudi sulla battigia, con l'acqua di mare gelida, o l'esperienza di guadare un torrente di montagna con la paura di scivolare sulle pietre ricoperte di alghe e bagnarsi irrimediabilmente i vestiti o addirittura farsi del male. E' l'esperienza delle cose, anche apparentemente banali, che mette in moto i sensi, e questa forza umana cerca significato e valore trovando relazioni tra le cose anche apparentemente inutili ( e qui di nuovo devo citare il mio amico che ieri ha parlato di un libro di Werner Herzog che si intitola "La conquista dell'inutile", e che io non conoscevo). 

Perciò la differenza tra fede e fiducia, in questo caso è per me solo un pretesto per riflettere sulle passioni umane e su quelle forze misteriose che ci mettono uno di fronte all'altro, cercandosi e cercando quei valori che ci avvicinano e che ci mettono in comunione con gli altri. Valori che le parole non cristallizzano, ma esprimono. Valori in movimento, in cambiamento, in evoluzione come le fronde di un albero, come una foresta, come una montagna nella lentezza dei millenni, come una spiaggia tra una mareggiata e l'altra, come una palude nel corso degli anni, come una farfalla tra le ore del giorno, come una foglia tra la primavera e l'inverno, come un uovo perfetto e pulito ma destinato ad essere infranto dal pulcino. 



In cantina. Acquerello.


lunedì 21 febbraio 2022

In cammino nel Sulcis, fai una donazione per un libro lungo 500 Km.

Con Martino siamo arrivati alla sesta tappa. Il cammino è appena iniziato e già molto intenso, travolgente. Da Iglesias a Masùa e da Masùa fino a Montevecchio passando per Buggerru e Piscinas, attraversando coste rocciose, boschi e spiagge, alte e impervie colline, il mare ondoso e irrequieto come compagno di viaggio, contemplando la mitezza di paesaggi desertici inaspettati come quello di San Niccolò, o più famosi come quello di Piscinas. E sopra tutto le suggestioni delle rovine di archeologia industriale che si affermano sul paesaggio erodendolo e trasformandolo, in un gioco di usurpazioni reciproco tra natura ed artificio, un gioco senza vincitore  destinato a durare chi sa quanti anni ancora, portatore di memorie, racconti e suggestioni al confine tra mitologìa e dato storico. 


Miniera di Masùa.


Il Sulcis è quasi come un buco nero che ti attira e una volta che ci sei dentro è difficile uscirne. Cerchiamo di farlo raccontando le suggestioni, e ci dividiamo i compiti: Martino scrive impressioni, racconta del presente e del passato dei luoghi, io li disegno e dipingo, cercando di riportare un pezzo dell'atmosfera che emanano. Non è semplice. E' un'impresa lunga ma stimolante, e non so se sia più faticoso risalire lungo la costa dopo Masùa o cercare di esprimere le luci, i colori e le sensazioni che ci trasmettono i luoghi. Ma il confronto è illusorio, e quando lo stimolo e la volontà sono forti, la fatica è sempre superabile e si affronta con fiducia. 

Vogliamo realizzare un libro sul "Cammino Minerario di Santa Barbara", un cammino che si snoda in trenta tappe lungo tutto il Sulcis-Iglesiente trateggiando un percorso lungo 500 KM. 

Un libro a metà tra memorie di viaggio e reportage. Abbiamo già iniziato la stesura, e puoi leggere il racconto del primo tratto del percorso a questo link:

Sardegnaabbandonata, l'inizio del libro

Per camminare abbiamo bisogno della volontà e delle gambe, e quelle non ci mancano, ma ci sono dei costi che dovremo sostenere soltanto con il denaro. Puoi aiutarci con le spese di viaggio facendo una piccola donazione che, se appena superiore alle 50 euro, ti permetterà di avere in cambio una copia del libro. A questo Link trovi tutte le informazioni necessarie per fare una piccola donazione:

Donazioni 


Rovine di antiche miniere lungo la Costa di Nebida.


Purtroppo il lavoro su Cagliari deve aspettare. Dopotutto sò che è un lavoro che riprenderò nel tempo a fasi alterne, e probabilmente con intensità differenti, ma va bene così.

Proprio in questi giorni infatti sono al lavoro sui dipinti del Cammino, e ho portato a termine con grande soddisfazione due acquerelli che ritraggono una veduta del Canal Grande di Nebida uno, e l'imbocco della grotta naturale del Canale l'altro. Oggi voglio iniziare uno dei primi lavori in bianco e nero che ritraggono alcuni scorci di Buggerru e delle rovine archeoindustriali che rendono così caratteristico il paese. La laveria che si affaccia sul mare è immensa e molto deteriorata e non è semplice disegnarla per intero, ma tutto sommato, più che la sua grandezza a pormi dubbi sull'eventualità di riprodurla per intero  sono la quantità di suggestioni che sprigiona. Si potrebbe trarre una serie di lavori dalla laverìa semplicemente spostando il punto di visione e restringendo il soggetto su determinate zone della struttura creando una visione con più pannelli. 

Qui mi limito a pubblicare solo un paio dei lavori che ho realizzato sulla prima parte del cammino, da Iglesias a Masùa, e qualche foto scattata in cammino tra Masùa e Montevecchio. 

Per vedere tutti i disegni ed acquerelli vai sulla pagina dedicata sul sito di Sardagna Abbandonata, oppure aspetta con pazienza il libro. 

A presto.


Canal Grande di Nebida. Dettaglio da acquerello. 


Alcune foto scattate nel percorso tra Masùa e Montevecchio:


 
  






















mercoledì 24 novembre 2021

Cagliari repòrt.





E' da circa tre o quattro anni che ogni tanto mi viene in mente di fare un bel lavoro su Cagliari, poi metto da parte l'idea per svariati motivi, primo dei quali la distanza che mi separa dalla cittadina e secondo motivo i vari lavori che ho in questo momento aperti ( tra cui un progetto molto importante di cui parlerò prossimamente e a cui tengo molto ). Però qualche mese fa mi è capitato di dovermi recare a Cagliari per un guasto alla macchina, e poiché si trattava di un danno di una certa rilevanza ho deciso che piuttosto che rientrare in treno a Oristano in attesa della riparazione, sarebbe stato meglio rimanere a dormire a casa di mio fratello, che mi ha gentilmente ospitato in città per diversi giorni.

Così ho portato con me tutto il necessario per dipingere e disegnare dal vero. Mio fratello mi ha messo a disposizione il suo monopattino "Comprato con gli incentivi statali" che si è rivelato uno strumento UTILISSIMO per le mie esplorazioni cittadine. Naturalmente, non conoscendo bene la città e a causa della difficoltà di spostamento sui lunghi viali trafficati, ho deciso di limitare le mie esplorazioni ad una delle zone più suggestive di Cagliari e ricca di vedute, oltre che semplice da raggiungere e da visitare: le strade attorno a Castello, Viale Buoncammino, Viale Maria Regina Elena, e la zona di Castello e del Bastione.





Come già ho detto altre volte, approcciarmi al disegno dal vero su Cagliari è stato per me piuttosto difficile, poiché ero abituato alla dimensione "Paesana" e campagnola di Oristano, mentre la grandezza di Cagliari, la sua estensione, i suoi grandi viali, gli enormi palazzi, le sue molteplici situazioni urbane la rendono ostica alle mie abitudini pittoriche. Cagliari si presenta come cresciuta su vari livelli, sembra vivere su dimensioni spazio temporali differenti, è davvero difficile anche semplicemente orientarsi per rientrare a casa, e non si capisce se sono i palazzi a sbarrarti la strada o è l'ostinazione della natura che coi suoi stagni, saline, canali, alture, colline e canyon cittadini detta le regole dell'urbe e ne dirige le caratteristiche giocando come un ingegnere pazzo. 

Ad ogni modo, una volta superate le titubanze ho cominciato a disegnare proprio i soggetti più difficili. Oserei dire mostruosamente difficili: ovvero la città vista dall'alto. Non so nemmeno io perché ho cominciato con questi, forse perché sono panorami talmente presenti mentre si sale verso Castello, o forse perché ero curioso di vedere quanto fosse difficile. Ho iniziato a disegnare praticamente per rompere il ghiaccio, e soprattutto perchè la settimana prima ero già sceso a Cagliari con l'idea di dipingere ma mi ero limitato a girovagare cullandomi nell'ozio e nell'incertezza, abbandonandomi alla psicogeografia situazionista senza prendere mai in mano penne o pennelli, perciò era venuto il momento di passare all'azione.  

Dopo il primo disegno, che ho realizzato in condizioni di luce assolutamente sfavorevoli ma che mi è servito come approccio iniziale e grazie al quale ho cominciato a rapportarmi con le molteplici geometrie dei palazzi e con la vastità del soggetto, mi sono spostato verso Viale Buoncammino, che si trovava a pochi passi dalla terrazza su cui mi ero fermato. Qui le vedute erano ugualmente complicate ma esteticamente più apprezzabili. Dopo un primo, insignificante e raffazzonato schizzo ad acquerello capisco che avrò bisogno di allenare lo sguardo per un po' di tempo prima di acquisire un po' di  confidenza con lo spazio, e per fare ciò mi serviranno strumenti più semplici e con i quali ho confidenza da maggior tempo: le penne e il pennarello.

Messo da parte il colore, decido di fare degli studi, di concentrarmi sui rapporti tra le forme e sul loro dinamismo, cercare di rispettare le proporzioni senza ossessionarmi sulla forma e lasciando spazio alla morbidezza del pennarello e al suo desiderio di scorrere nel foglio con simpatia e semplicità. 

E a poco a poco trovo l'approccio giusto e le vedute dall'alto non mi appaiono così ostiche e difficoltose come all'inizio. Per i lettori: ripeto che si tratta di studi, perciò il risultato estetico finale potrebbe non essere apprezzabile per i più o per chi non è avvezzo all'apprezzamento dell'arte del disegno, ma sappiate che per me questi lavori sono molto importanti. 








Accanto agli studi ho realizzato anche un paio di lavori "Completi": uno che ritrae i vecchi palazzi di Castello visti da Viale Regina Elena; una veduta che raffigura un panorama di Cagliari con al centro una strana cupola che fa pensare ad una sinagoga, un acquerello che riprende i palazzi e una chiesa di Castello visti dal Bastione Saint Remy e due scorci di Cagliari vista dal mare. Queste ultime le ho potute fotografare grazie alla passione per la barca a vela di mio fratello, che con la sua barca mi ha portate a fare un breve giro appena fuori dal porto. 
Di questi lavori alcuni sono stati iniziati sul posto e poi terminati in studio, mentre quelli tratti dalle foto fatte dalla barca sono interamente realizzati in studio, perché disegnare in barca non è semplice e non ne avevo il tempo. Questi lavori erano complessi ma tutto sommato devo ammettere che mi son venuti bene e mi piacciono, soprattutto la veduta di Cagliari per la quale ho deciso di utilizzare qualche pennarello e penna colorati. 







Insomma come inizio su Cagliari direi che non è affatto male.

Alla prossima.  

venerdì 3 settembre 2021

Sarda perlite a carboncino.




Essendo nuovamente costretto a stare a casa da cause di forza maggiore, ho dedicato questi ultimi giorni a questo studio accurato della Sardaperlite. E' stata anche un'ottima occasione per testare le qualità del carboncino su soggetti particolarmente ostili e nello specifico sui dettagli e sul suo comportamento con la forma. Il carboncino mantiene un carattere etereo e vaporoso e non ha in troppa simpatia il dettaglio e la sua cura (o dovrei chiamarla ossessione?). Difficile far risaltare la concretezza delle cose e il loro impatto cromatico,  soprattutto quando il soggetto è complesso e si lavora coi volumi. 
Risultato finale soddisfacente, ottimo se visto come studio, ma poco convincente dal punto di vista estetico, trovo invece che il carboncino si presti bene sui ritratti, il suo utilizzo nel ritrarre la testa di manichino e la sua superficie cangiante e inafferrabile è stato ottimale sotto ogni punto di vista.